domenica 8 gennaio 2017

Perché Grillo non ci ha convinto.





Molti di noi meno che trentenni nutriti a latte e PCI - come allora si chiamava il PD - , da adolescenti hanno disegnato con l’Uniposca la faccia del Che sullo zaino Eastpack - non grandi battaglie rispetto ad altre generazioni - ma si sono uniti alle lotte degli antiberlusconiani cominciando col tempo ad augurarsi che nascesse una nuova formazione politica per poter con essa concretizzare una sinistra liberale, un assetto socialdemocratico più pragmatico e meno ideologico.

Lungo questo percorso chi di noi non è stato grillino nel clima di resistenza civile della guerra al tycoon di Arcore?

Quegli anni hanno lasciato il segno. Ci siamo scelti i nostri paladini tra politici, comici satirici, attori e giornalisti. Eravamo pronti a difenderli da qualsiasi attacco a schierarci sempre e comunque dalla loro parte: la comicità al vetriolo di una Guzzanti a Raiot, la satira più “gigiona” di un Crozza, il giornalismo informato di un Travaglio e il “buon senso” popolare di Grillo. Sì, di Grillo. 

Chi di noi dunque non è stato grillino nel clima di resistenza civile dell’antiberlusconismo? Chi di noi non straparlava urlando “NO” e “Vaffa” davanti al TG all’ennesima sparata dello “psiconano” come Grillo stesso lo chiamava? Chi di noi religiosamente antiberlusconiani non guardava incuriosito ed emozionato la nascita di quel movimento dal basso? A quella apertura verso il futuro, alle nuove tecnologie e alle possibilità di un mondo connesso? Ai buoni sentimenti, ai grandi sogni, …all’idea semplice di portare “il buon senso popolare” in Parlamento. E qui le cose cominciarono a cambiare.
Il M5S pensava al senso pratico del buon uomo, l’uomo qualsiasi: non necessariamente abile, competente e o fornito di un’idea su quanto fosse necessario e giusto fare.

I giochi di parole del fondatore Beppe Grillo divennero gradualmente parte di un programma politico sempre più incoerente, come tessere di un puzzle scomposto.

La celeberrima equazione “1 vale 1” si trasformò in un “non abbiamo princìpi ma solo click”. In nome di questo consenso digitale gli esponenti del movimento M5S all’interno delle istituzioni avrebbero agito come meri “portavoce” - non più rappresentanti -, privi dunque di volontà propria e responsabilità. Pupazzi. Attori prestati a una parte. Forse per questo bastava davvero solo un buon uomo.

E qui, molti di noi, gli antiberlusconiani, si sono svegliati dal torpore della rabbia cieca. Abbiamo guardato chi avevamo di fianco e abbiamo visto ex leghisti, accoliti di Forza Nuova, qualunquisti da bar.

Ci è venuto un dubbio.

Che essere anti-berlusconiani non bastasse? Che Berlusconi NON fosse l’ultimo villain da sconfiggere? Inavvertitamente ne avevamo creato un altro.

Il manifesto iniziale del movimento ha cominciato ad apparire sempre di più come caotico “diciannovismo” del “no a prescindere”, le azioni sempre più irragionevoli.

Per alcuni la conferma definitiva è giunta con l’astensione dell’M5S dal voto per approvare lo “ius soli” ove non riconoscere che chi nasce in Italia è italiano è contrario a qualsiasi visione di apertura al futuro e di progresso civile.

È un gesto conservatore. Di più. È reazionario.



Le ideologie sono divise da un grande spartiacque: la "posizione temporale" degli obiettivi ideali. Giacobini e liberali, socialisti, e comunisti pongono la propria "utopia" nel futuro, ovvero hanno la speranza che un futuro cambiamento porterà alla realizzazione di principi tali da migliorare la realtà ed è ciò a cui tendono. Fascismi vari e nazismi invece non condividono la visione ottimistica del futuro e del progresso ma ritengono che l' "utopia" a cui tendere ci sia già stata, realizzata nella storia in forma di "epoca d'oro". Per Mussolini si voleva un ritorno al “mos maiorum” Romano e per Hitler era l'origine indoariana. Tutte le ideologie con mire di cambiamento radicale possono dare, e hanno dato, esiti violenti. Tuttavia i progressisti non sono geneticamente intolleranti verso le componenti umane perché, se si crede nel futuro e nel progresso, tutto ciò che è stato realizzato nella storia è stato necessario per arrivare alla presa di consapevolezza ideologica. Chi invece diffida del futuro e vagheggia un ritorno al passato vive il progresso come una deviazione, una decadenza e dunque si propone idealmente di eliminare tutti i prodotti della storia intervenuti nel presente ad allontanare quel passato aureo. Nel nazismo l’elemento del presente da rimuovere come inquinante rispetto a un passato aureo erano le componenti razziali non ariane come l'antico nemico semita. Nel fascismo, essendo l'impero romano a fare da modello, la rivoluzione industriale e i suoi modelli umani dovevano sparire per far posto ad un "contadino mitologico", Cincinnato.

Gli esiti violenti di una rivoluzione sono da considerarsi il prezzo di sangue del cambiamento, gli esiti violenti della reazione sono da considerarsi inoltre folli, come è folle chi pensa di fermare lo scorrere di un fiume con le mani.

Purtroppo il pacchetto grillino: il buon senso dell’uomo comune, la povertà come risposta, il ritorno al protezionismo, il chiudersi nel piccolo confortevole mondo di un’Italia irrimediabilmente perduta non sono solo un’illusione ma un’illusione pericolosa. Perché non solo potenzialmente costosa ma destinata certamente a fallire.

Così ci appare oggi Grillo: un monaco guerriero, un alieno alienato, forse un burattino in mano a forze che per ora non ci è dato di conoscere.


Valda Campochiaro Montanari





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