lunedì 9 ottobre 2017

Catalunya Civil

Alla vigilia della dichiarazione di indipendenza attesa per domani dalle autorità Catalane, e all'indomani della massima copertura mediatica riservata alle manifestazioni unioniste, la Catalogna scende nelle priorità dei media. La Repubblica ha addirittura eliminato la voce di menù riservata alla questione indipendentista.

Evidentemente i pezzi urlati sulle manifestazioni filogovernative di ieri sono stati poco cliccati. Possibile che nessun grande media segua la cosa? Vado su twitter per aggiornarmi e mi viene in mente che io un blog ce l'ho.

Ecco che Tramatlantico ritorna per dare informazioni fresche dal momento che altri non lo fanno.

Intanto come si vede dal tweet sottostante è attesa un'adunata indipendentista domani sera alle diciotto davanti al palazzo del Parlamento. Si attendono novità dall'Assemblea riunita secondo procedure particolari per aggirare i divieti posti dai tribunali di Madrid.
Ecco il tweet.



Intanto il pressing sui catalani si è fatto estremo per farli sentire isolati. Capi di stato e media di tutto il mondo occidentale solidarizzano con Rajoy. Sfilano i nazisti a braccio teso contro la Catalogna in fermento e le multinazionali fanno la loro parte annunciando o iniziando ad abbandonare il territorio.
Qui sotto ecco i simpatici unionisti.



Mentre però le multinazionali reggono il gioco centrale, le piccole e medie imprese catalane non sembrano preoccupate anzi, c'è chi annuncia per esse una nuova era di sviluppo e progresso. Si veda su La Repubblica l'intervista di Ramir De Porrata Doria, proprietario di Keonn.

Ultima carta in mano agli unionisti, la disinformazione giocata su tre cardini: i catalani sarebbero razzisti e xenofobi secondo le dichiarazioni di ieri del premio nobel per la letteraratura Vargas Llosa, sarebbero contro l'Europa (varie dichiarazioni su twitter), sono protetti e sostenuti da Putin per l'obbiettiva convenienza di quest'ultimo a indebolire l'Occidente. 

Catalunya ha all'attivo, invece, la radicalizzazione della maggioranza dei suoi cittadini, il sostegno proveniente dal Venezuela e da Assange  (il super hacker ribelle), la Storia: quando le lotte indipendentiste diventano corali e di popolo vincono sempre; e la Verità: i catalani sono una popolazione allegra, libertaria, da sempre repubblicana ed europeista. Il vento nei capelli ce l'hanno loro.

Molto ritwittato il monito di un immigrato russo che ho scoperto su Formiche. net:
Il cittadino russo residente a Tarragona, durante le proteste dello sciopero generale del 1 ottobre, ha detto: “Non avete idea di cosa significa colpire il popolo […] Non sapete cosa è successo in Russia. Presto avrete le armi qui. Vi daranno le armi, vedrete”. Ai poliziotti che erano presenti ha detto: “Per colpa vostra, avrete la guerra qui”.

Ma a nessuno sembra importare. Se non concedono l'indipendenza alla Catalogna, o peggio faranno una guerra per impedirla, la perderanno come tutte le guerre di indipendenza e spaccheranno il fronte degli europeisti segnando la fine delle istituzioni europee. I nostri governanti lo sanno, ma per il club delle elites al potere nei vari Paesi, meglio niente Europa che un'Europa dei popoli che taglierebbe il ramo su cui sono seduti.

domenica 4 giugno 2017

Fermatela! Anna Falcone e i disastri del "NO"

Anna Falcone pasionaria del NO a Ottoemezzo ci riprova, voce garrula e bocca a cuore a intonare la canzone costituzionale e democratica per chiedere il ritorno al voto di preferenza che porterebbe in Parlamento un numero maggiore di delinquenti rispetto all'attuale. Mentre si diffonde la notizia tecnicamente vera e sostanzialmente falsa dell'abolizione dei capilista bloccati, il Paese si avvia verso un appuntamento elettorale ridotto a rito di autocoscienza collettiva.



giovedì 1 giugno 2017

I Risultati del Pil a +1,2 saranno confermati solo se gli elettori faranno vincere un partito con più del 40%

Malgrado il forte stop alla credibilità internazionale inferto dalla sconfitta del Sì al Referendum del 4 dicembre, il jobs act funziona e i tanti stimoli all’economia del Governo Renzi portano l’Istat a rivedere al rialzo le stime di crescita per quest’anno che passano dallo 0,9 all’1,2. Un quasi miracolo, che gli elettori potranno rafforzare solo se comprenderanno la necessità di votare per uno dei due partiti che ha la chance di raggiungere il 40% dei consensi. Solo così l’esito del voto sarà chiaro e le responsabilità di governo attribuibili senza scappatoie. 


martedì 30 maggio 2017

È stato il No al Referendum a portarci al Proporzionale, non Renzi

Per quanto possa sembra a taluni assurdo occorre chiarire un paio di cose su Renzi e il Proporzionale. Oggi Tagadà rimarcava che Renzi era contro il proporzionale e ora lo vuole. No Panella, no Tagadà: Renzi non lo vuole. A volere il proporzionale tedesco o d’altro genere sono quelli che hanno votato NO al referendum del 4 dicembre 2016. Il proporzionale ci garantirà come dice Prodi l’instabilità e a portarne interamente responsabilità e colpa sono le forze politiche e gli elettori che hanno votato NO.