domenica 12 febbraio 2017

Ecco la cronistoria dei risultati del "NO"

Tutti i risultati del “no”. Quali che fossero le intenzioni di quelli che al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 hanno votato “no”, questo è quanto hanno ottenuto: il ritorno ai mille partitini della prima Repubblica, nuove tasse, la degradazione dell’affidabilità internazionale dell’Italia con perdita dell’ultima "A" e salita dello spread a 200. Nessuna meravigliosa legge elettorale, e nessuna possibilità di tornare al voto a breve. Quando avverrà, la nuova legge elettorale, a differenza dell’Italicum, non concederà ai 5 Stelle alcuna possibilità di vincere.





Ancora una volta ci chiediamo se possano dirsi contenti. A festeggiare sono i partitini di sinistra e la minoranza interna al Pd, per nulla contrari alle tasse, ma il resto degli italiani del “no” sono contenti?

Ecco la cronistoria dei risultati del “no”:




4 dicembre 2016 il No al Referendum accantona per sempre il ridimensionamento del Senato, il perfezionamento dell’abolizione delle provincie, la supremazia dello Stato sulle Regioni, la possibilità di una legge elettorale con cui siano gli elettori a scegliere la forza politica cui affidare il governo.

Il 21 dicembre, 17 giorni dopo il referendum fallito, il Qatar si ritira i propri soldi dall’operazione di rafforzamento della più antica banca italiana. Il Monte dei Paschi di Siena dovrà essere salvato con i soldi dei cittadini, ovvero con nuove tasse.

Il  13 gennaio, 40 giorni dopo il referendum fallito, l’Italia viene declassata dall’ultima agenzia internazionale che le riconosceva un’affidabilità di rango “A”. La decisione preannuncia agli italiani che farsi prestare denaro costerà più caro.

Il 17 gennaio, 44 giorni dopo il referendum fallito, la Ue invia lettera all’Italia per chiedere il rientro dai margini di flessibilità concessi a Renzi, vuole una manovra fiscale da 3,5 miliardi

Il 18 gennaio, il sisma in Italia centrale, dimostra come uno Stato sprovvisto di supremazia lasci regioni come l’Abruzzo sprovviste di una macchina di soccorso adatta all’emergenza.

Il 6 febbraio, 62 giorni dopo il referendum fallito, lo spread tra titoli di stato italiani e bund tedeschi tocca i 200 punti, il dato misura il differenziale di affidabilità tra prestare soldi agli italiani e prestarli ai tedeschi. Gli irriducibili del “no” dicono che è colpa delle dichiarazioni della Le Pen ma trascurano di considerare che  le prospettive di cedimento dell’Europa si riverbererebbero su tutti i paesi UE non solo sull’Italia.

Il 7 febbraio, 63 giorni dopo il referendum fallito, per evitare la procedura di infrazione europea, il governo italiano si avvia ad alzare le accise su benzina e tabacchi.

L’ 11 febbraio, 66 giorni dopo il referendum fallito, della legge elettorale promessa da D’Alema e soci da fare in 15 giorni, non c'è nemmeno l’ombra, in compenso sono depositate in Senato ben diciotto proposte, di cui 10 del Pd riducibili a  6 se si considera la differenza in base ai contenuti. La prospettiva di tornare al proporzionale della Prima Repubblica comincia a produrre i suoi effetti: nasce il partito di Casini "Centristi per l'Europa", si consuma la microscissione dei Radicali e il PD si avvia a dividersi in due partiti.




Monica Montanari







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