martedì 23 maggio 2017

Si voterà con il Consultellum, ecco perché

Legge elettorale, facciamo un po’ di conti. Tutti parlano dei numeri al Senato e non è un caso. Si riferiscono ai voti necessari per fare passare una legge in generale e, in particolare, quella elettorale: numeri che, come è noto, non ci sono. Finirà che si andrà a votare con la legge uscita dalla sentenza della Consulta e sarà l'occasione di esprimere un voto utile alla governabilità del Paese mandando defiitivamente in soffitta i piccoli partiti.





La maggioranza esiste ed è abbondante alla Camera dei Deputati ma al Senato si regge su una mega pattuglia di ben 66 centristi. Altrimenti nessuno schieramento potrebbe governare. Questo è.

Dalle urne del 2013 infatti uscirono per i Democratici 109 seggi, i famosi voti della non vittoria di Bersani, numeri a oggi ridotti dalla rottura di Renzi a sinistra. Poi lo vedremo nel dettaglio. Se anche tuttavia il quadro politico fosse rimasto quello del 2013, ugualmente lo schieramento di centrosinistra, comprendendovi SEL, Crocetta e SVP (Sudtirol Volkspartei) avrebbe in tutto 123 seggi con l’appoggio in aggiunta degli ex montiani di Scelta Civica - altri19 seggi - e dei 5 Senatori a vita: a fare un totale di 137 seggi.

Gruppi Parlamentari al Senato a inizio legislatura

Teniamo presente che al Senato per poter far passare una legge sono necessari 158 voti.

Al centrosinistra fin dalle elezioni del febbraio 2013 ne mancano 21.

Dove sono stati trovati i voti mancanti?

La legislatura poté prendere avvio per il risultato politico conseguito da Enrico Letta che ottenne la fuoriuscita dal Popolo della Libertà di molti Senatori che andarono a costituire con altri residui il gruppo GAL (Grandi autonomie) e, in una fuoriuscita successiva Alternativa Popolare di Alfano (oggi Centristi per l’Europa). Insieme Gal e Centristi per L’Europa tra ingressi e abbandoni detengono oggi circa 40 Senatori.
Poi venne Renzi che, inizialmente, promosse un ritorno in partita di Berlusconi potendo così aggiungere alla maggioranza al Senato altri 59 seggi, disposti più o meno apertamente ad agire di rincalzo.

Nel corso dei 1000 giorni renziani sono cambiate però molte cose:
Con la cosiddetta rottura del patto del Nazareno, Berlusconi fa la sua ennesima capriola intempestiva - come ai tempi della bicamerale di D’Alema - e lascia scoperta la maggioranza che può salvarsi solamente con l’ulteriore distacco dal centro destra dei Verdinaini di Ala, attualmente 16 Senatori.



Intanto si registra la fuoriuscita di 19 Senatori del M5S, 12 dei quali confluiscono nel gruppo misto e 7 sono stati già calcolati in quanto confluiti nei gruppi cuscinetto: GAL e Autonomie SVP.
I verdiniani a oggi sono 19 in Senato e vanno a rafforzare l’appoggio al centro sul governo di Renzi. Questo sposta a destra l’asse del governo e crea problemi a sinistra poi sfociati con la fuoriuscita dei vecchi capi bastone del partito, dei civatiani, dei turchi di sinistra di Fassina. In uno stillicidio che aliena al Governo l’appoggio a sinistra di vecchi e nuovi partiti: SEL, SI, Possibile, Rifondazione Comunista / Tzipras , Articolo 1 MDP.
Gentiloni tuttavia rifiuta categoricamente l’apporto dei Verdiniani e non conferma al Governo - dove pur aveva ben lavorato - il sottosegretario Enrico Zanetti verdiniano ex di Scelta Civica.
A oggi la situazione numeri al Senato è perciò molto diversa. Vediamola. Dalla diaspora del Popolo della Libertà è nata Forza Italia con una pattuglia parlamentare attuale di soli 43 seggi mentre i tre gruppi collaboranti GAL, ALA e Centristi per l’Europa, assommano insieme ben 66 seggi e si configurano come l’asse portante di tutte le politiche. Senza di loro governare è semplicemente impossibile.
I 35 seggi rimasti a Grillo al Senato sono infatti, salvo rari casi di leggi ecumeniche, utilizzati per votare contro a prescindere.
Abbiamo oggi i gruppi delle estreme storiche con, a sinistra, Articolo 1 - Mdp - 15 Senatori - e, a destra, la Lega di Salvini, 12.
Infine vi è il corposo Gruppo Misto di 33 Senatori.
Gruppi parlamentari al Senato oggi

Stando così le cose arriviamo al paradosso che la gran maggioranza al Senato è proporzionalista ma una legge elettorale proporzionale non riuscirebbe in nessun modo a passare alla Camera dove il PD gode di grandi numeri.

Risultato: si andrà al voto con la legge decisa dalla Corte Costituzionale e, invece di fare melina, tanto vale dirlo chiaro e tondo, bisogna cominciare a fare pressing sull’elettorato da subito perché si orienti sul voto utile ovvero converga a scelta o sul PD o sui 5 Stelle.

Del resto gli unici disposti a seguire Renzi sul terreno del Maggioritario sono i Leghisti, e anche loro sono troppo pochi con i loro 12 seggi insufficienti a portare i 99 del PD alla cifra magica di 158 necessaria per far passare la riforma maggioritaria al Senato.



In pratica sulla materia elettorale, i Senatori non sono disposti a evitare il blocco istituzionale creato dal Porcellum con maggioranze diverse tra Camera e Senato. Se Renzi non cederà, le prossime consultazioni orientate al voto utile saranno un’ottima occasione per dare una bella lezione di galateo istituzionale a questi piccoli politici asserragliati a difesa delle proprie formazioni, alla faccia dei cittadini e della obiettiva evidenza che non si può chiedere di cedere su una materia tanto delicata al partito che detiene alla Camera 288 seggi a fronte di una frammentazione esplosiva dei restanti gruppi parlamentari.

Renzi, scottato dall’esser stato dipinto come un piccolo caudillo, continuerà a mostrarsi possibilista, ma la verità è che per la semplificazione del sistema è meglio la legge decisa dalla Corte rispetto a quella che i piccoli partiti proporzionalisti stanno cercando di imporre.


Monica Montanari


Fonti e Documenti
Gruppi e seggi in Senato nel 2013 su Il Post
Gruppi e seggi in Senato oggi su Openparlamento
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