domenica 22 gennaio 2017

Elezioni sì o no: cosa vorremmo che Renzi ci dicesse

Contrasti tra le correnti amiche ritardano l’attività organizzativa di Renzi per formare una nuova Segreteria del Pd.





La data con l’annuncio dei nuovi nomi slitta mentre Renzi si prepara a incontrare i sindaci a  Rimini il prossimo 28 gennaio, proprio lo stesso giorno in cui Massimo D’Alema chiama a raccolta a Roma un’assemblea di cittadini per il “no”.
Intanto il Presidente Grasso, con la pomposità istituzionale che gli è propria e quell’aria di aver caro unicamente l’interesse del Paese chiede di far giungere la legislatura a scadenza naturale, ignorando - rileva intelligentemente Francesco Damato su Formiche.net -  che siamo già in campagna elettorale, un po’ per le amministrative incombenti e un po’ perché dopo il referendum gli antagonisti si sbirciano lividi dagli angoli opposti del ring scalpitando per darsele ancora. 

Attenzione - si badi - in questo raccontino sempre più delineato nelle ricostruzioni giornalistiche dello scontro Renzi - D’Alema, c’è il rischio che Bersani si spacci come arbitro.
Bersani è all’angolo di D’Alema, invece, per passargli spugna, asciugamano e acqua con la cannuccia.
Strano che Renzi non comprenda  che deve scendere da quel ring. Il protrarsi della lotta lo stanca inutilmente ma legittima sopratutto un D’Alema titolare di un decimo dei voti di Renzi dentro e fuori il partito.

Reso pessimista dall’uno-due referendario Matteo Renzi aveva dato per definitivamente tramontate le riforme ma esse non si sono eclissate nelle aspirazioni di 13 milioni di persone e costituiscono una base programmatica completa su cui cercare convergenze affidabili - dunque non con Berlusconi - senza fare gli schizzinosi.

Se Renzi frequentasse i gruppi dei suoi sostenitori su Facebook scoprirebbe che ci sono migliaia di persone in attesa di una parola chiara.


«Non mi importa se il referendum è fallito, io voglio fare questa cosa, le riforme.
Perché sono quello che serve al Paese per uscire dalla miseria di questi anni.»
Questo la gente del Sì aspetta di udire. Ed ecco cosa Renzi dovrebbe aggiungere per far felice il suo popolo:

«Se i giovani non lo capiscono perché non sono passati dal periodo in cui in Italia c’era il sistema proporzionale… Pazienza li aspetterò.

Aspetterò che capiscano che a farci ricchi non erano la partitocrazia e le ruberie dell’Italia consociativa.

Se i giovani quarantenni mi guardano girare per il mondo e vedono in me dei privilegi chiedendosi se me li sono meritati,
pazienza aspetterò che capiscano che a contare non sono io ma la riforma di cui l’Italia ha bisogno per dare, se non a loro ai loro figli, un Paese dove sia sereno poter pensare al proprio futuro.

Se i miei compagni di partito infine vedono in me il distruttore di una tradizione politica invece darò loro ragione,
perché  qui non c’è da salvare l’album di famiglia ma il presente, l’Italia e un socialismo che sia veramente umanitario, dove non ci si consola con le parole ma con l’aiuto concreto.

Dunque non li aspetterò ma aspetto a braccia aperte chiunque vorrà con me incamminarsi su una strada lunga e tortuosa che ci porti infine a cambiare il volto dell’Italia.»

Il popolo del Sì aspetta il rilancio delle riforme e una scissione.


Monica Montanari





Documenti:

Carlo Bertini, «Il primo blitz sulla nuova segreteria PD non riesce a Renzi. Le correnti del partito si oppongono» La Stampa,19 gennaio 2017

Francesco Damato,  «Chi maramaldeggia contro Matteo Renzi?», Formiche.net, 22 /01/2017


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