giovedì 18 maggio 2017

Istat, gli operai non sono più proletari; una legge elettorale per l'Italia che cambia

La società cambia, Istat certifica la scomparsa del proletariato e il fatto che gli operai attivi e pensionati sono tra quelli che stanno meglio. Ecco spiegata la conversione "ad U" del vecchio PD bersaniano da partito progressista a partito conservatore. Ma la società italiana deve cambiare per non morire e nuove prospettive in questo senso vegono dal Rosatellum cui le strategie renziane stanno predisponendo i numeri per essere approvato anche al Senato. Disperata la reazione del mondo vecchio su Consip ed Etruria. Ma sono solo parole, i fatti sono dalla parte di Renzi. 




Il rapporto annuale 2017 sulla società italiana, divulgato ieri da Istat, certifica quanto già si avvertiva a pelle: il proletariato, per come tradizionalmente inteso, è sparito. Gli operai quarantenni con posto a tempo indeterminato sono categoria a reddito medio. Non sono alla base della piramide sociale ma piazzati a metà tra i garantiti. Ecco come le tute blu diventano "blue collar", colletti blu e confermano quanto da tempo invece Camusso e Landini negano.

Gli operati attivi e in pensione sono una categoria relativamente benestante.
Il vecchio PD bersaniano e i sindacati collaterali interpretano dunque una sinistra dei garantiti terrorizzata dal cambiamento per paura di perdere le protezioni e ciò spiega tutto di Renzi e della più grande occasione perduta del Paese: il referendum costituzionale.



Nel segmento dei quarantenni del ceto medio, operai appunto ed ex operai, il consenso per le riforme è stato minimo. Non vogliono cambiare e si capisce. Sono quelli che stanno pagando la crisi meno degli altri. La riforma tuttavia sta rientrando come si dice “dalla finestra” nelle forme della nuova legge elettorale proposta dal Pd con la prospettiva di passare agevolmente alla Camera.

La notizia è che, anche al Senato, si aprono spazi per far approvare rapidamente la nuova legge elettorale grazie alla nascita ad hoc di un nuovo gruppo parlamentare, costituito da centristi, disponibile a sostenere il Pd nella sua battaglia riformatrice.

Il Rosatellum - così il circuito mediatico ha subito rinominato il progetto di riforma - ha diversi dispositivi pro-governabilità ovviamente invisi ai piccoli partiti.

Intanto nel Rosatellum vi è una clausola di sbarramento al 5% in entrambi i rami del Parlamento, più alta di due punti rispetto all’attuale per la Camera bassa. Ma una forte potatura dei cespugli dovrebbe effettuarla anche la ristrettezza delle circoscrizioni proporzionali dove eleggere la metà dei parlamentari.

Avremo infatti metà rappresentanti eletti con il maggioritario uninominale secco all’inglese e l’altra metà con il proporzionale ma in circoscrizioni molto piccole: da 4 seggi, senza scorporo e con liste bloccate.

Lo scorporo consentiva nel mattarellum ai piccoli partiti di capitalizzare i voti ottenuti in fase maggioritaria e andati a vuoto. Ora questo meccanismo non è previsto e, dunque, i voti ottenuti a vuoto non saranno recuperabili. Un ulteriore aspetto nel senso della governabilità sta infine nelle liste bloccate. Il 50% dei seggi, quelli eletti proporzionalmente, saranno contenuti in piccole liste da quattro nominativi ma sopratutto BLOCCATE.

Massimo potere dunque delle segreterie nel decidere i nominativi dei candidati e disciplina parlamentare assicurata.

Quelli della spartizione - del governare tutti, così che non governi nessuno - ovviamente non ci stanno. Rosicano, tremano, tentano di resuscitare le montature Consip e Banca Etruria. Sbagliato farsi dettare l’agenda da costoro. I governi vengono eletti per fare, non per parlare.



Consip con i costi standard ha efficientizzato la spesa pubblica e allo stato non risultano esservi stati appalti truccati. D’altro canto Banca Etruria rientra nel novero delle quattro banche rispetto alle quali il Governo di Renzi - lungi dall’avere responsabilità pregresse nella malagestione - ha comunque assicurato il salvataggio di dipendenti e correntisti.
Le chiacchiere stanno a zero, avanti così.


Monica Montanari




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