sabato 21 gennaio 2017

Perché riesumare Prodi questa volta non basterà

Romano Prodi all’incanto, un po’ pifferaio magico, scende ieri dalla sua Bologna per andare a Roma a Palazzo Chigi a parlare con Paolo Gentiloni.



No, caro Romano, i democratici ti vogliono bene e quanto è accaduto con i 101 vigliacchi per la elezione del successore di Napolitano al Quirinale è uno dei motivi per cui Matteo Renzi ha la preferenza del 90% dell’elettorato PD. Ma il miracolo questa volta non ti riuscirà. I tanti - e anche io - che hanno votato Sì al cambiamento del Paese non balleranno alla tua musica. Perché c’è un momento per espandere e un momento per tagliare, il momento della scissione.

Romano Prodi all’incanto, un po’ pifferaio magico, scende ieri dalla sua Bologna per andare a Roma a Palazzo Chigi a parlare con Paolo Gentiloni. Un indizio su cosa possono essersi detti lo si desume da un’intervista rilasciata da Prodi all’Avvenire sull’importanza di riaprire con la Russia nell’era Trump.

Il professore ha accusato l’Inghilterra di mettere l’Europa davanti a un ricatto: o accettare le condizioni britanniche o la Mey trasformerà l Regno Unito in un paradiso fiscale.

Come a dire la situazione per l’Europa è grigia sotto tutti i punti di vista, ma la colpa non è dell’idea del superamento degli egoismi nazionali quanto nel fatto che - dissipati i nazionalismi  - abbiamo permesso il prevalere dell’individualismo tout court, la creazione e l’ingrassamento dei grandi ricchi a spese della classe media. Una forbice economica e sociale che va richiusa rapidamente.

Sembra una piattaforma programmatica. Del resto Prodi avverte: se non vogliamo che prevalga la rabbia populista (n.d.r. dei 5 stelle) il PD deve cambiare, concretamente, rapidamente.

Nel momento in cui ha escluso in recenti uscite pubbliche una riedizione dell’Ulivo, Prodi lascia a noi e a lui poche altre possibilità se non immaginarlo entrare nel dibattito precongressuale PD per alienare a Renzi l’appoggio franceschiniano sfruttando il proprio “quasi” irresistibile carisma.

Aggiornamento delle ore 16 del 21 gennaio 2017

Secondo La Stampa Bersani esulta alle parole di Prodi. E ci dispiace davvero tanto. Toccare Prodi è doloroso. È stato il nostro riferimento per vent'anni, dopo lo scandalo dei 101 che lo hanno affossato a Presidente della Repubblica, la rabbia fu tale da spingere molti a non rinnovare nemmeno la tessera del PD. E però questo fare un nuovo gruppone per poi non riuscire a fare le riforme che ci vogliono non funzionerà. Non basta vincere, sono necessarie le riforme di Renzi se il Paese vuol smettere di fare la fame,  se vuole tornare a crescere, agire sui blocchi corporativi che limitano la produttività del sistema. Spiace per Prodi ma se faranno il gruppone e tratteranno Renzi come una meteora da dimenticare, non andranno lontano.


Monica Montanari


Fonti

Eugenio Fatigante, «Prodi: “Alla sinistra serve un nuovo riformismo”», Avvenire.it, 21 gennaio 2017

AAVV, «Prodi: "L'Ulivo non è un'esperienza irripetibile”», Repubblica.it, 21 gennaio 2017

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