domenica 29 gennaio 2017

Renzi rilancia: non è una partita di poker. È lo sviluppo dell’Italia

Giocatori di poker e bari delle tre carte.  Ieri hanno detto: “Renzi si comporta come un pokerista disperato, che raddoppia la posta dopo ogni partita persa”. Quando la generosità ti porta a raddoppiare la posta, se in gioco è l’Italia.




Gente impegnata a titolo personale per adeguare l’Italia alle sfide del presente e del futuro è accorsa in massa ieri ad assistere alla conferenza in streaming di Renzi davanti ai sindaci del PD. Ha festeggiato la fuoriuscita dal partito di quelli del “no” e ha risposto con i numeri della propria partecipazione a coloro che hanno accusato Matteo Renzi di comportarsi come un giocatore di poker disperato che rilancia incapace di accettare la sconfitta.
Accuse e accusatori sembrano non seguire le notizie che arrivano dall’Europa, sembrano chiudere occhi e orecchi davanti ai fatti.

Ecco come eravamo messi nel 2012 per disoccupazione e reddito:

Si vede come nelle zone rosso scuro l’occupazione e il reddito siano inferiori almeno del 30% alla media europea. Questa è la parte d’Europa non sviluppata. Nelle zone rosso scuro,   la disoccupazione giovanile è uguale o superiore al 50% e il 30% delle persone si trova in povertà relativa. Il livello medio europeo è rappresentato dalle regioni di colore celeste chiaro. Come si vede in Italia solo l’Alto Adige eguaglia la media europea. Le regioni in blu scuro sono quelle dove lo sviluppo è superiore alla media europea. Si calcola che il reddito procapite di chi abita in una zona rosso scuro sia la metà di quello di chi abita in una zona blu scuro.
In Italia dal 2007 al 2013 sono stati investiti 100 miliardi di provenienza mista: 30 miliardi circa provenienti dalla Ue e 70 provenienti dallo Stato ma autorizzati dalla UE.


Ed ecco i risultati pratici di questa montagna di miliardi.

I maggiori risultati degli investimenti per colmare la disparità europee si sono avuti in Spagna.
Al termine del 2013 metà dell’area rosso scuro della Spagna è giudicata in transizione verso una situazione di sviluppo sufficiente. In Italia questo passo avanti lo fanno solamente l’Abruzzo e la Sardegna.
La cartina mostra quanto più grande sia, rispetto alla zona italiana, l’area spagnola uscita dal sottosviluppo grazie a otto anni di politiche di coesione.
Perchè?

Perché la barbarie feudale del nostro meridione vanifica gli investimenti Ue.
Vuol dire che i soldi si disperdono in mille rivoli e a ogni passaggio l’intermediazione ne assorbe una quota notevole. Una specie di tangente burocratico parassitaria. Non si usano i soldi Ue per realizzare opere, vengono diffusi i denari per fare tante piccole migliorie e su ogni miglioria ci sono i soldi per gli avvocati esperti di Europa, le amministrazioni che ne trattengono un po’ per pareggiare gli sbilanci, le consulenze e così via… Risultato? Quei soldi non creano sviluppo.

Bisogna sapere che nelle regioni arretrate gli investimenti per la Coesione non possono andare alle imprese (le imprese di un territorio povero sono giudicate insufficienti per innescare dinamiche virtuose di sviluppo) e dunque possono essere messi solamente in infrastrutture, cultura e iniziative di sensibilizzazione sui temi della legalità.  Mentre nelle zone in transizione invece gli investimenti possono anche essere orientati alle imprese.

Per tirar fuori il nostro Sud dai guai dunque e migliorare la situazione generale  - si veda nella prima cartina, il nostro intero paese di colore blu ne ha ben poco - , occorre rendere gli investimenti più produttivi.

Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la globalizzazione, altrimenti tutta l’Europa sarebbe in difficoltà. Tutto ciò ha a che vedere con un’organizzazione sociale, amministrativa ed economica sbagliata.

Se vogliamo uscire dalla miseria, dobbiamo organizzarci diversamente.

Rilanciamo dunque? Non ci stancheremo mai di rilanciare finché il nostro Paese non cambierà, perché siamo stufi di dibatterci nelle difficoltà economiche. Vogliamo uscirne, vogliamo la riforma costituzionale di Renzi.

Giocatori di Poker?

A giocare con l’Italia non siamo noi.


Monica Montanari




Fonti e Documentazione

Rimando al sito Opencoesione
E ringrazio sentitamente il corso di formazione continua per i maledetti crediti dei giornalisti senza il quale queste cose io personalmente non le avrei mai sapute. 


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