martedì 14 febbraio 2017

Bersani ammette la scissione ma non ne prende la colpa

Bersani dà la colpa a Renzi della scissione, incapace di vedere quanto ormai divisi siano gli elettorati e le proprie responsabilità nell’averli spaccati facendo campagna per il “No”. Tra cinque giorni, domenica prossima 21 febbraio 2017, avrà luogo l'Assemblea Nazionale del PD, trasmessa in streaming.




Pier Luigi Bersani ha esternato di nuovo oggi a Montecitorio nel corridoio grande chiamato “transatlantico”, all’indomani della Direzione PD, attribuendo la scissione alle “dita negli occhi di Renzi”, senza comprendere che è stata la decisione di fare campagna contro il referendum ad aver diviso in modo irreparabile gli elettori del Pd.

«La scissione è già avvenuta, il problema è vedere se e come recuperiamo con un popolo, - ha detto Bersani. -  Ma ieri ho visto solo dita negli occhi».

Roberto Giachetti chiosa su Twitter:
«Sentire Bersani parlare di buon senso mentre minaccia scissioni dalla mattina alla sera è davvero pittoresco.»



La dichiarazione di Bersani mira infatti a ribadire il nocciolo del problema della minoranza: i capilista bloccati.
«Stiamo a parlare di capilista bloccati? Noi diamo i numeri (…) La gente va a votare quando pensa di poter decidere, altrimenti non ci va, - ha detto Bersani oggi. - Ma non è che non va e sta tranquilla, non ci va e ti fa un mazzo così…»

Giachetti ha ragione da vendere. È effettivamente pittoresco chiedere alla maggioranza del partito di cedere sovranità se ti dimostri tanto contrapposto e irriducibile da usare la scissione come minaccia.
E siamo, fuori dalle ipocrisie, dinanzi a uno scontro di potere frontale con un manipolo davvero ridotto di uomini e voti. Poca cosa ma i principali giornali del paese se ne dimostrano davvero atterriti: perché?

La preoccupazione comune presso editorialisti e commentatori sembra essere la possibile vittoria di Grillo alle elezioni, con la conquista del 40%. Ne desumiamo che presso i grandi giornali non vi sia alcuna fiducia nella possibilità che un PD, liberato dalla presenza di Bersani e D’Alema, possa sfondare presso l’elettorato di centro.

Questo è il nocciolo del problema per i grandi giornali: Grillo è più pericoloso di quel Berlusconi che alcuni di essi hanno in passato sostenuto. Lasciamo al lettore le riflessioni su questo punto in fatto di proprietà editoriale e dazioni governative a titolo vario. La contestazione delle recenti intercettazioni di Di Maio rilanciate dalla stampa con grande enfasi conferma l’agitarsi disordinato e la perdita di lucidità di questa grande paura e spiega come mai i commentatori non vedano un fatto del tutto evidente: gli elettorati del PD e della componente dei transfughi sono già divisi tra loro e inconciliabili al punto da non poter convergere su un partito in cui siano presenti gli altri.




E neppure paiono rendersene conto i Bersani, i D’Alema e gli Speranza. Accecati dalla sconfitta di Renzi non vedono la propria: aver condotto il referendum a un risultato contrario ai desideri della maggioranza degli elettori del proprio partito, aver prodotto con con il loro "no" - seguito al "sì" in Parlamento -  una gravissima crisi di sistema per il paese. Questo rende irriducibile la scissione, perché riguarda i sentimenti della base, i suoi desideri e la sua visione del futuro.

Nessun nuovo segretario o programma potrebbe far dimenticare agli elettori del Sì il tradimento della minoranza interna. E quanti di questi elettori potrebbero considerare il PD affidabile se non facesse pulizia di chi ha fatto fallire il referendum?

Renzi ha una fortissima proposta per il paese, una proposta su cui il 40 % degli elettori si è già trovato due volte, si tratta di rafforzarla, darle nettezza e capacità di rottura. Non si può giocare alla democrazia con la paura che a vincere sia un altro.






Monica Montanari



Fonti
Dichiarazioni di Bersani sulla scissione su L’Unità





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