sabato 4 febbraio 2017

Reality Trump: il disgusto è inevitabile

Trump minaccia l'Iran e si prepara a mettere nuove sanzioni sul paese degli Ayatollah. E Putin? Non avrà niente da dire?



Tra il divieto di ingresso ai rifugiati di matrice islamica, la manica larga in fatto di armi private e l’annunciato muro in Messico, l’ascesa di Trump sta legittimando la parte più disgustosa del popolo quando cessa di essere tale e diventa orda. Anche in Italia Facebook è murato di gruppi che inneggiano alla cacciata degli islamici e alla loro discriminazione. Razzisti cui Trump fa velo e offre legittimazione.

L’America di Trump annuncia di avere tutte le intenzioni di riprendersi quanto è suo mettendo fine a magnanimità vere o ostentate.

Sono codici nuovi per la politica, indicano un cambiamento di secolo, ci additano una competizione tra i leader a presentarsi sempre più arroccati, forti e chiusi. Finita l’ebrezza di sperimentare il nulla che nasce dalle comunità umane quando alzano muri, resterà il declino dell’Occidente.



I rapporti iraniani saranno il crogiuolo che distillerà il vero senso della presidenza Trump.  Difficile capire cosa ci sia di sostanziale nel reality show imposto da Trump alla casa bianca  ma nei confronti dell’Iran i nodi verranno al pettine.

Da un lato l’Iran è lo spauracchio degli Israeliani e il nemico storico del competitor regionale, l’Arabia Saudita. Dall’altro, è partner storico dell’amato Vladimir Putin.

Ieri Donald Trump ha chiamato sanzioni contro la sperimentazione in Iran di un nuovo missile balistico intercontinentale -  il 29 gennaio - e ventilato anche opzioni di guerra contro il paese degli Ayatollah.

Questa scelta di campo porterà Trump in rotta di collisione con Putin?

Sì, a meno che non sia stato realizzato uno scambio in cui Trump ottiene il controllo sui paesi petroliferi e Putin si espande verso l’Europa a partire dal rapporto con la Turchia e dalla ripresa dei combattimenti nel Donbass (Ucraina orientale) ricominciati il 30 gennaio scorso.

Gli accordi in corso degli americani con l’Arabia Saudita — paese non toccato dal divieto di ingresso -  puntano a creare delle zone sicure per i civili nello Yemen e in Siria. Possiamo dunque immaginare un Donald Trump che per rimettere in riga gli europei telefoni per chiedere che dalle zone sicure vengano fatti fuoriuscire flussi di migranti. Quale arma migliore verso l’Europa?



Per Trump poter manovrare l’Arabia Saudita e l’Iran offre inoltre vantaggi commerciali. Avere leve di pressione sui principali produttori di petrolio al mondo può garantirgli una politica di prezzi petroliferi non troppo bassi, non tali cioè da mettere fuori mercato il greggio prodotto dagli Usa con il costosissimo filtraggio sotterraneo (shale oil).


Monica Montanari











Fonti

La Repubblica
Il Sole 24 ore (sulla ripresa del conflitto nel Donbass)
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