mercoledì 8 febbraio 2017

Non voglio vivere nel mondo che si sta dipingendo all’orizzonte

Un'orazione e un'invettiva.




Ora vi spiego perché ho ansia di elezioni.
Ebbene sì, ho fretta! Sono mesi ormai, dall’inizio della campagna referendaria che aspetto la realizzazione di una realtà Italia ben diversa dall’attuale.
In questi mesi ho visto il crescere nel nostro Paese e nel mondo di movimenti populisti, nazionalisti, xenofobi e, perfino, razzisti.

Ho visto la Brexit, la civilissima Inghilterra ormai con un piede fuori dalla UE.
Ho visto il muro ungherese e i suoi tanto pittoreschi quanto barbari difensori.
Anche Trump che costruisce muri e Putin che lo guarda tronfio.

Io non voglio vivere nel mondo che si sta dipingendo all’orizzonte. Non tanto perché io creda veramente che quella realtà sia ineluttabile e definitiva ma perché lo studio dei manuali di storia mi fa intravedere un destino annunciato.
Osservo come le forze in ballo si stanno dibattendo inutilmente per riavvolgere la pellicola, per nuotare controcorrente nella storia.
E, storicamente, questo porta al disastro.



 
Valda Campochiaro Montanari
Come avverrà? Non lo so, ma le precondizioni ci sono tutte. I testimoni dell’ultima guerra mondiale sono sempre meno e lasciano spazio ai vuoti discorsi retorici.
Le immagini del fungo atomico giungono ancora ai nostri occhi tramite i tratti di penna di chi la bomba ce l’ha stampata nell’anima.
I manga giapponesi ci avvertono la pace è, sempre, preferibile.
Ma anche quella figura di fuoco, fumo, polvere e Dio sa cos’altro si riduce ad icona punk, buona da stampare su una maglietta molto alternativa.

Ma la mia generazione, e quella dei miei genitori, non hanno mai visto la guerra, quella vera, quella che ti entra in casa, non tramite lo schermo lcd del televisore, la guerra in persona, quella da cui non si può distogliere lo sguardo. Nessuno di noi sa più cos’è la violenza, nessuno di noi è più abbastanza sensibile ai concetti di vita e di morte per temere realmente il disastro.

L’occidente sta morendo.
Non c’è speranza per una cultura che ha dimenticato la differenza tra persone e animali, tra vita e morte, tra l’uccidere per mangiare e l’uccidere un proprio simile. Chi rivendica uno stile di vita “green” vegano, vegetariano, fruttariano lancia sassate alle donne impellicciate ma ugualmente si slancia con ferocia contro il televisore: “ma lasciamoli in mare quei negri di merda”.
I videogiochi, i Tg del mezzodì rimandano ogni giorno immagini di guerra, violenza, dolore. Ormai siamo assuefatti. E quello che accade oltre quello schermo non è, per noi, più reale di un film ma certamente è meno appassionante.



Ora in questo delirante contesto mondiale vorrei urlare, vorrei gridare a tutti: ma siete impazziti? Non lo posso fare, non servirebbe. Il mio urlare può ridursi al semplice gesto di impugnare una matita e apporre una x dove serve per portare questo mondo ad affrontare il futuro e a smettere di vedere alle proprie spalle un paesaggio luccicante d’oro ignorando il sangue e il dolore che il ricordo ha velato per alleggerire la coscienza.

Oggi in Italia il clima è di fibrillazione e attesa. Tutto è fermo. Tutto si muove. Sotto traccia. Strisciando. Tattiche politiche, qualche regolamento di conti, qualche dichiarazione contraddittoria. Potevamo fare un passo decisivo in avanti con la riforma costituzionale, i miei connazionali, gente semplice e irritata dalla malattia che loro stessi incarnano, hanno votato “No” con decisione, sull’onda delle arringhe di politici incoscienti, di lobby che non vedono al di là del proprio naso, di potentati che, per salvare il salvabile hanno rinunciato a produrre ricchezza.

I sondaggi delle ultime ore vedono i due più forti partiti perdere punti, insieme. Ho paura. Ho fretta, voglio votare, voglio un futuro. Non voglio indietro un passato che non esiste ma la possibilità di vivere con la speranza nel futuro. Stiamo facendo la storia, almeno di questo, possiamo star certi.





Valda Campochiaro Montanari




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