lunedì 27 marzo 2017

Si è smontato il caso Consip? Vi spieghiamo perché era stato creato

Sparita dai media la parola Consip, si rivela la levatura degli interessi reali degli autori della montatura mediatico giudiziaria: poltrone.




L’avete più sentita la parola Consip? Cos’era, già? Un nuovo formaggio? Un’agenzia Telecom? Sì, perché dopo tre mesi di montatura mediatica nessuno sa più neppure cos’è la Consip.

Il fatto è che buttare fango nel ventilatore aveva un’unica finalità: puntare a far cadere il ministro Luca Lotti, cui le deleghe governative conferivano il potere di nominare i dirigenti delle società partecipate, prima che esercitasse questo potere e rinnovasse i vertici societari. Non a caso la montatura Consip è sparita dalle cronache all'indomani del giorno in cui Lotti ha proceduto a fare le nomine. Non a caso i fuoriusciti Pd non hanno chiesto le sue dimissioni ma si sarebbero accontentati che rimettesse le deleghe nelle mani di Gentiloni.

Ecco qua spiegato con un caso pervasivo e devastante di poltronismo il senso di una campagna mediatico giudiziaria che ha visto protagonisti grillini e fuoriusciti e i loro megafoni, da La Sette a Il Fatto Quotidiano, il tutto a spese di un nonno che vive in un piccolo paese, in una villetta, con una fedina penale immacolata.

Volevano avere voce in capitolo sulle nomine gli aguzzini di Tiziano Renzi, volevano ridurre il perimetro del cosiddetto sistema di potere renziano, quando alla voce “sistemi di potere” si vada a controllare chi vota nei circoli per Orlando: tutta gente con cariche che vede nel non esporsi di Orlando un modo per non prendere posizione. Questo è un sistema di potere, un tatticismo orientato al mantenimento del potere.




Quello di Renzi è un progetto per l’Italia che necessita di interpreti. N’est-ce pas?

Con la peggiore delle finalità, potere per il potere, i poltronisti suddetti  e i loro portavoce hanno bloccato il dibattito per tre mesi su una questione mediatico giudiziaria priva alla base di un corpo del reato e di un qualsivoglia reato persino.



Poi c’è la coazione a ripetere, il riflesso condizionato, quello che mostrano il Fatto e l’Huffington in questi giorni ove, non paghi della perdita di credibilità sulla montatura Consip, si producono sul tema “padri di renziani e soci di padri renziani” e …gelatai. In questo caso l’oggetto del contendere è l’occupazione di suolo pubblico rappresentata da un carrettino dei gelati davanti a un negozio.

La questione Marco Travaglio va posta all’ordine dei Giornalisti. Non credo in un giornalismo asettico e imparziale ma non si può perdere umanità e buon senso nella battaglia politica, tantomeno se la si conduce con una professione tanto delicata, dove la credibilità è tutto. La slealtà dell’informazione di Marco Travaglio si riflette sulla concezione pubblica del giornalismo.


Monica Montanari



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