lunedì 23 gennaio 2017

Aspettando la Consulta: salvare l’Italicum per dare una spinta in avanti

La corte darà nuovo impulso alle riforme o le fermerà per sempre? A questo si riduce l’ansia di queste ore di vigilia prima dell’attesa sentenza di domani della Corte Costituzionale in fatto di Italicum.



Questo articolo sarà un po’ complicato ma la materia è quello che è.
La sentenza potrebbe anche prendersi qualche giorno ulteriore, ma ormai ci siamo.
Il Paese concluderà solamente domani una fase di ricerca e di lotta tra conservatori e progressisti iniziata già nel 1992.
Sarà la vittoria del conservatori con un doppio Consultellum per Camera e Senato? O sarà la sfida di un Italicum pienamente in vigore che rimette le riforme sul tavolo delle cose da fare?
Un salto indietro a prima degli anni ’90? O un salto nel futuro?

La consulta si trova davanti a un’empasse.

Tre sono le possibilità:

Modificare l’Italicum
Potrebbe correggere la legge pur essa essendo stata scritta seguendo alla lettera gli argomenti della sentenza costituzionale contro il Porcellum. Ciò porterebbe tuttavia la Consulta a creare paletti di costituzionalità molto rigidi rispetto alle evoluzioni future del sistema politico.

Salvare l’Italicum così com’è
Potrebbe salvare l’Italicum per com’è. Ma ciò secondo Alessandro Di Matteo su La Stampa la porterebbe a contraddire gli argomenti con cui bocciò il referendum anti-porcellum di Di Pietro: lasciare il Paese senza una legge elettorale applicabile.

Eliminare l’Italicum
E dunque la Consulta non potendo modificare l’Italicum né approvarlo così com’è - perché incoerente rispetto alla legge in vigore al Senato - dovrebbe bocciarlo per la radicale avventatezza di aver emanato una legge in predicato di una riforma costituzionale complessiva.
Ovvero per l’imprudenza di base con cui venne fatta una legge contando sulla vittoria del “sì” al referendum, vittoria che come noto non c’è stata.
Ma l’attività legislativa - nelle sue procedure e opportunità - ricade nell’oggetto in giudizio? Non pare, essendo la Corte chiamata e vincolata a esprimersi nel merito delle questioni specifiche a essa sottoposte.

Perché bisognerebbe salvare l’Italicum?
L’Italicum rischia - è vero - di dare alla Camera una maggioranza politica diversa da quella del Senato. Ma questo è definibile come “inapplicabilità”? Inapplicabilità secondo i parametri costituzionali?

Se per ipotesi fosse in vigore, per l’elezione del Senato, una legge elettorale antidemocratica? La Corte dovrebbe eliminare la legge elettorale della Camera solo perché incoerente con quella in vigore al Senato? Sarà molto interessante vedere come i non invidiabili giudici risolveranno la questione e con quali motivazioni.

Non sono argomenti da costituzionalista, questi come è ovvio ma, pur con distinguo di ben altra levatura giuriusprudenziale, a questo si riducono le scelte della Consulta:
Approvare, Eliminare, Modificare.

In buona sostanza la Consulta deve stabilire se caricarsi dell’onere di dare al Paese un assetto coerente, bocciando l’Italicum. O licenziare il testo per come è, stimolando con ciò il Parlamento a trovare una soluzione per il Senato.

La prima è una scelta regressiva, apparentemente più prudente e in realtà pericolosissima per il sistema perché lo incaglierà per altri decenni a una governance di basso livello, incapace di riformare in radice i difetti di produttività di sistema.

La seconda - quella dell’approvazione dell’Italicum - è apparentemente la più rischiosa perché rimette la palla al centro di un Parlamento dalle volontà inconciliabili. E tuttavia anticipa - e in questo sta la sua saggezza - uno scoglio ineludibile, uno scoglio che comunque dovrà essere affrontato e superato: darsi un assetto capace di ovviare ai nostri ritardi di sviluppo.



Monica Montanari





Documenti e Fonti

Alessandro Di Matteo, «Perché la sentenza della Consulta sull’Italicum deciderà le sorti della legislatura (e non solo)», La stampa, 23 gennaio 2017


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