giovedì 19 gennaio 2017

Immigrati e richiedenti asilo? Le domande dei politci quando le risposte non esistono

Il ministro dell'interno Marco Minniti ha annunciato che i migranti verranno impiegati in lavori socialmente utili e come stagisti nelle aziende. Si cambia logica ed era ora. 



Immigrazione? Qualcuno presto o tardi dovrà prendere coraggio e dire la verità: non c’è niente da fare.

Personaggi politici di vario schieramento si contendono quella parte dell’elettorato spaventata dagli arrivi in massa dalla parte sfortunata del mondo. Quella parte di elettorato che continua a chiedere “ma dove la mettiamo tutta ‘sta gente? Se non abbiamo soldi per arrivare alla fine del mese! Se non c’è lavoro neanche per noi!”.

La verità seppur dura da accettare va ingoiata come una medicina amara.
Non c’è niente da fare!
Chiunque dica il contrario MENTE.

Veniamo allora alle domande che le risposte demagogiche fanno sorgere.

Qualcuno propone di rispedirli indietro con navi da guerra.

Ed ecco la domanda:
Ma si può veramente fare?

No, non si può.
Non si possono depositare senza autorizzazione i migranti sulle coste di un altro paese con una nave da guerra. Significa entrare in guerra, dichiarare guerra, fare la guerra.

Domanda successiva:
Possiamo fare una guerra per liberarci dei migranti?

Il che equivale a chiedersi: chi di noi è disposto a morire? Chi di noi è disposto a rinunciare a contratti commerciali ed energia che traiamo dai paesi africani? Chi di noi è disposto a pagare più tasse?

Altra proposta. Facciamo più rimpatri e più rapidamente.

Domanda: siamo disposti a pagare più tasse per finanziare i maggiori costi derivanti da un maggior numero di rimpatrii, considerato che a migrante il rimpatrio in paesi vicini come la Tunisia costa una cifra non inferiore ai 25 mila euro a testa?

 Nessuno in Italia oggi è disposto a pagare più tasse.

Altra proposta:
Aiutiamoli a casa loro.

Ma dov’è casa loro?

Se casa loro fosse la Libia aiutarli è impossibile per motivi materiali.
Se casa loro fosse la Siria aiutarli è impossibile per motivi materiali ancora più evidenti.
E così è per la maggioranza dei paesi di provenienza dei migranti.

Pensavate di cavarvela con l’offerta ad Amnesty?

“Aiutarli a casa loro” non significa nulla, perché spesso abbiamo a che fare con paesi devastati da guerre a intermittenza e o da fortissime carestie.
Mandare un paio di barattoli di fagioli e qualche medico non significa “aiutarli a casa loro”. Significa pulirsi la coscienza e voltarsi dall’altra parte.

Un modo ci sarebbe: estendere e approfondire ancora quella stessa globalizzazione che sta compromettendo il nostro benessere di italiani. 

Ed ecco l’ultima proposta, la più crudele:

Lasciamoli in mare, salvarli incentiva l’immigrazione.

Ed ecco la domanda più spietata: cosa siamo diventati?

Cosa siamo diventati per arrivare a prendere in considerazione un olocausto, un genocidio?

Cosa siamo diventati per permettere l’abominio dei poveracci ammassati oltre la rete del muro ungherese, l’abominio dei prigionieri incolpevoli nei CIE in attesa di riconoscimento, l’abominio dei migranti nei palazzi fatiscenti, freddi e sporchi occupati clandestinamente?

Le nostre scelte definiscono la nostra identità, quella dell’Italia e quella di un’Europa dalle mura saldate da tanta infelicità.

Verremo travolti e faremo vergognare i nostri i figli.

Cosa si può fare dunque? La giusta prospettiva è proprio quella che in questi giorni il governo Gentiloni sembra aver adottato.

I migranti vanno accolti e resi “utili”.
Non chiusi a chiave in centri lager, né ospitati in alberghi - che lo Stato non indennizza per mesi – di dove vagano senza meta per città che non conoscono e non capiscono, con i soldi per le sigarette e poco altro.
Devono stare a contatto con italiani, devono lavorare in cambio di vitto e alloggio, mentre imparano la lingua, mentre imparano la nostra cultura. Non perché la facciano propria ma perché conoscano cose banali tipo che parlare a una persona guardandola negli occhi a 20 centimetri di distanza dal naso viene percepito come minaccioso.







Valda Campochiaro Montanari






Fonti:
AAVV, «Ogni clandestino ci costa 25 mila euro», Il tempo.it, 6 giugno 2014

AAVV, «Il piano del governo italiano per l’immigrazione», Internazionale.it, 16/01/2017
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