sabato 18 febbraio 2017

La disperazione della minoranza Dem

Tre candidati alla segreteria in competizione fra loro, minacciano continuamente la scissione.





Sono ormai due anni e mezzo che la Minoranza Dem è in congresso permanente.

Hanno tre candidati alla segreteria in competizione fra loro, minacciano continuamente la scissione (che costerebbe al Pd in termini di immagine e di qualità comunitaria, non già come numeri), negli ultimi due mesi hannno cambiato idea dieci volte e sono sempre stati accontentati e ogni volta hanno alzato l'asticella.

Osano lamentarsi del risultato referendario quando loro hanno fondato i comitati del No insieme alla Destra e hanno fatto campagna per conseguire quel risultato. Annunciano con modalità messianiche l'avvento di una sinistra più a sinistra ma i loro contenuti si fermano lì. Se se ne andassero il loro percorso sarebbe al capolinea.

Ma non se ne vanno, perchè la scissione è uno strumento per ricattare il segretario e i suoi accoliti e prenderli per la gola: hanno paura di essere fatti fuori al momento della compilazione delle liste elettorali, sanno benissimo che nessuno dei tre moschettieri porterà via la segreteria a Renzi. Non loro, almeno. Sono persone disperate.




Disperate perchè non sono riuscite a cacciare Renzi. Il quale è il segretario Pd eletto da gran parte della comunità democratica a grande maggioranza. Il quale sta per dimettersi per permettere lo svolgimento del Congresso, la più importante celebrazione comunitaria del Pd. Nel quale il popolo degli iscritti sceglierà la rosa dei candidati. Nel quale con le primarie il popolo di tutti i democratici sceglierà il segretario. Nel quale dette consultazioni saranno precedute da piattaforme, incontri, eventi, campagne, assemblee. Con modalità descritte dallo statuto del Pd e non da Renzi.

Il segretario e la mozione da lui presentata e votata a grandissima maggioranza ha scelto il Congresso. Non si intende mettere a scadenza la chiamata alle urne e il destino del governo Gentiloni.
Nel Congresso Speranza Rossi e Emiliano (non ho capito se separatamente o in un triumvirato neoconiato) presenteranno la loro candidatura. Lo farà anche Renzi.



Nonostante questo deliberato processo di democrazia, la minoranza Dem non è contenta.

Il No referendario doveva portare Renzi alla pensione o al più a dirigere un reparto Scout. Non è successo. E non è successo neanche dopo le pubbliche assemblee i comizi e i pronunciamenti televisivi compulsivamente declinati da D'Alema e compagni.

La sola campagna per il No referendario, per quanto mi riguarda, ha posto D'Alema Bersani Speranza e Emiliano fuori dal Pd. Liberi nella cabina elettorale, ma non liberi di fare comizi contro la decisione del partito di cui sono ancora dirigenti. Fatto inanudito e gravissimo. Per questo io, appellandomi allo statuto, li avrei espulsi, immediatamente!


Antonio Baroncini





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