venerdì 24 marzo 2017

La vittoria di Renzi

Matteo Renzi avrà perso il referendum, ma ha vinto la nostra gratitudine e la nostra lealtà.




Quelli legati alla sinistra tradizionale trasecolano per come “la sconfitta referendaria” non abbia segnato la fine di Matteo Renzi. L’ultimo a riproporre stupitissimo tutta la sua meraviglia un paio di giorni fa è stato il giornalista dell’Huffington Post, Alessandro De Angelis, a Otto e mezzo :

«Qua parlano tutti come se non ci fosse stata la sconfitta del 4 dicembre»

Occhi fuori dalla testa, come da copione. 




Ma sapete cosa c’è?

Io a Renzi non avrei dato un soldo bucato e invece a cambiare il Paese ci ha provato davvero con quella riforma, e ora gli voglio bene, proprio bene. Perché gli sono riconoscente, perché provo gratitudine per averci provato davvero e aver sacrificato tutto per questo fine.

L'errore di chi ha votato No lo pagheremo molto salato, tutti insieme e questo rappresenta una cesura, una crepa nella società italiana. Perché chi si è visto rubare sotto il naso la speranza di un'Italia raddrizzata, più ordinata, oliata, lineare, con problemi evidenti magari ancora da risolvere ma isolati in un sistema che funziona, non perdonerà mai gli elettori del No.



Ciò che De Angelis non capisce è che il referendum ha creato un popolo, e il mio sentimento è comune a tutti quelli che hanno votato sì.

La giovane attrice Anna Foglietta, ne ha dato un esempio un paio di giorni fa, sempre nella medesima trasmissione dove diceva parole che potrei sottoscrivere pienamente io e l’intero popolo del Sì.

Il fatto è che Renzi lo abbiamo visto battersi allo spasimo, da solo contro tutti.
Con un tour de force incredibile da città a città, da paese a paese. Quelle immagini resteranno nel cuore e nella mente di tutti.

Quei sei lunghi mesi passati tutti insieme sui social a scannarci parlando di sistemi elettorali, di bicameralismo, di clausola di supremazia hanno lasciato il segno. E sono la vittoria, non la sconfitta di Renzi.

Ora che si stanno posando a terra i frammenti dell’esplosione referendaria, questo lo si comprende bene e Matteo Renzi può anche non far nulla.

Può restare nel suo empireo internettiano a parlarci dei suoi sogni per il futuro.


Ha già fatto ciò che doveva fare.

Ha fatto nascere, in tutti noi, un “ismo” a cui bisogna ancora trovare il nome: è il desiderio e la visione di un’Italia lineare, responsabile, netta, giusta ma non rigida, equanime ma non fessa, un’Italia in cui si possa ricominciare a vivere e a lavorare.

Renzi, un ragazzetto di quarant’anni, in questo Paese ha fatto la storia.


Monica Montanari



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