mercoledì 1 marzo 2017

Rai anti - Renzi, i dirigenti dovranno risponderne: la tv in mano agli ultimi giapponesi

Squilibrio dell’informazione, il tutti contro Renzi continua mentre i vertici non sono riusciti a fare un piano editoriale e la questione deve essere posta alla Vigilanza Rai alla vigilia del rinnovo della concessione. A chiederlo è Michele Anzaldi del Pd. L’anomalia viene notata a destra come a sinistra da l’Espresso e dal Foglio che in due lunghe analisi in qualche modo simmetriche consentono di delineare debolezze e punti di riscossa per la campagna mediatica del Pd in previsione di una possibile campagna elettorale.




Oggi Michele Anzaldi lancia su Facebook un appello accorato a che la Commissione di Vigilanza Rai affronti provveda:
«Le inchieste pubblicate su Foglio ed Espresso, a proposito dei talk show e dell’informazione Rai, mostrano un quadro inquietante e preoccupante. Sarebbe opportuno che il tema venisse affrontato dalla commissione di Vigilanza, prima del rinnovo della concessione del servizio pubblico, con audizioni e confronti pubblici, anche in previsione dei prossimi periodi di campagna elettorale. … ad oggi gli attuali vertici del servizio pubblico, dopo un anno e mezzo di mandato, non sono ancora riusciti a mettere in campo neanche un piano editoriale.»

In effetti dall’analisi svolta da Andrea Minuz sul Foglio si delinea un'impressione sconfortante delle tematiche prevalenti nei media tv.  Le riassumiamo brevemente e liberamente:

Arena: becerismo anticasta
Omnibus: elegia della “gente”
Quinta Colonna: piccole piazze del nord contro gli immigrati
Piazza Pulita: disastri e catastrofismo
Cartabianca : l’emotività come riscontro e valore delle proposte politiche
La Gabbia open : scassacasta antivitalizi
E sull’anticasta si accodano Le Iene, Striscia, L’aria che tira.

Scelte editoriali che diventano antirenziane più che per finalità espresse come effetto di ricaduta per essere Matteo Renzi stato ai vertici del potere della casta da abbattere, ai vertici del paese delle catastrofi di antichissima data - e poco importa che non gli siano attribuibili - , ai vertici del Paese invaso dai migranti - poco importa che l’arrivo degli immigrati stessi risalga agli anni ’80 e che nessun governo sia riuscito a far nulla.



Appare chiaro che la comunicazione renziana in vista delle politiche debba essere incentrata su tre contenuti:

- Non si può fare nulla contro l’immigrazione se non la guerra, siete disposti ad andare in guerra contro l’immigrazione?  Chi dice il contrario mente.

- Il degrado è colpa dell’assemblearismo lento e irresponsabile.

- I grillini sono corrotti come gli altri.

Per riuscire il bombardamento dovrebbe diventare ossessivo: “sei disposto ad andare in guerra per fermare l’immigrazione?, il degrado è colpa dell’assemblearismo lento e irresponsabile e i grillini sono corrotti come tutti.”
E attenzione: mai sottolineare che chi  parla invece corrotto non è: non si riuscirebbe credibili.

Ma con quali bocche da cannone sparare? Dove sono gli affusti renziani?

Da quali talk e da quali trasmissioni informative poter reagire a un’informazione appiattita sul populismo? Mentre i pochi spazi a sinistra appaiono sequestrati dai fuoriusciti Pd?




L’analisi di Marco Damiano su l’Espresso lascia poche speranze ai renziani. Nel prospettare cosa comporta sul piano delle leve del potere la fuoriuscita di quattro leader Pd, Damilano passa in rassegna territori, categorie e la Rai.  E qui, nela Rai, si profila in pieno il sottopotere dei fuoriusciti.

La minaccia di Bersani nelle ore dell’ultima Assemblea Nazionale Pd era stata chiara:
«La parola di oggi è scissione. Quella di domani sarà comunicazione. Ma non necessariamente faranno rima». Il giorno seguente alla fuoriuscita, in prima serata il panorama era il seguente: D’Alema e Landini su Carta Bianca dalla Berlinguer, Bersani a Di Martedì con Floris.

Damilano aggiunge una mappatura delle preferenze dei talk Rai: «Michele Emiliano e Bersani da Lucia Annunziata, Gianni Cuperlo da Riccardo Iacona, Enrico Rossi ancora dalla Berlinguer, nella versione pre-serale.» 

Di certo l’assetto Rai squilibrato in senso antirenziano è la miglior risposta alle stupidaggini su Renzi “uomo solo al comando”.

Per essere stato - secondo il refrain  dei fuoriusciti - uomo solo al comando non c’è che dire: Renzi non ha quantomeno usato tale potere per garantirsi bocche di fuoco mediatiche.

Un dato emerge evidente: non basta avere spazio, bisogna avere teste ovvero giornalisti che pensano in modo non ostile. Ci si chiede con che logiche i renziani tengano i Rondolino, i Cerasa, i Meli confinati nel ruolo perenne degli ospiti. Perché non consentire loro di allacciare  un dialogo diretto con il pubblico per esempio nello spazio storico che fu di Biagi? E perché Mannoni non lo troviamo on air prima di mezzanotte?


Monica Montanari


Fonti e Documenti

Minuz denuncia l’antirenzismo in Rai su il Foglio
Damilano denuncia l’antirenzismo in Rai su l’Espresso
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