venerdì 10 marzo 2017

Renzi al Lingotto: le parole d'ordine del nuovo PD (resoconto completo)

Affluenza record al Lingotto per ascoltare Renzi che ha dato alla sua platea un nemico, la burocrazia; una cifra stilistica, la speranza; un piano di riorganizzazione del partito digitale e analogico; tre parole d’ordine programmatiche, Europa, Cura e Identità.
Lo ha fatto riallacciandosi al messaggio veltroniano, ponendosi a continuatore di quella visione.





La speranza


«Se permettiamo alla paura di dettare l’agenda siamo finiti,» con questo monito Matteo Renzi ha aperto i lavori del Lingotto e si è rivolto alla sala stipata. Record di affluenza, in migliaia a proprie spese sono arrivati da tutta Italia. Renzi comincia con l’additare un nemico, il burocrate pronto a trincerarsi dietro i procedimenti in una delle tante forme di menefreghismo rispetto al bene comune. Poi addita uno stile e un orizzonte. Bisogna alimentare la speranza, e su questo bisogna impostare la comunicazione e l’informazione. Per non far vincere la paura.

L'Europa


Ha rivendicato il reddito di inclusione e il jobs act sul lavoro autonomo licenziato ieri dalla Camera dei Deputati con nuove facoltà e garanzie per artigiani e professionisti. Ma non si nasconde i problemi sul fronte della crescita e dà alla platea un obbiettivo concreto ancora una volta sul piano delle riforme: battersi per un’Europa vera e capace di risolvere i nostri problemi. E dunque elezione diretta del presidente del Consiglio Europeo e primarie aperte transnazionali.

Perché le regole fiscali diventino omogenee, perché l’immigrazione venga assunta come problema comune e perché si investa su lavoro dei giovani del nostro Sud.

Siamo noi che chiediamo all’Europa delle cose non il contrario -  come nella stagione di Monti: non lo dice ma lo fa capire.


Il Partito


Si rivolge al grande e generoso popolo che confluisce al Lingotto e quello più vasto molto motivato e deciso nella battaglia, è il partito democratico la forza politica asse del sistema e garante della democraticità del Paese.

Sempre trattando della materia organizzativa e più strettamente politica ha ricordato come la coincidenza tra capo del partito e candidato alla presidenza del Consiglio è consuetudine europea.
Merkel, Mey e Costa sono capi del proprio partito.
Del resto è poter vantare come capo partito di aver ottenuto 11 milioni di voti alle europee che gli ha dato forza contrattuale in Europa sui temi della flessibilità.

In termini organizzativi interni rivendica di aver portato il PD nel Partito Socialista Europeo; di aver ripristinato il nome glorioso delle feste dell’Unità e aver portato le donne al potere. Ammette però di non aver risolto il problema del modello di partito.
Per questo il ticket con Martina, colui che ha portato al successo l’Expo.

Bisogna evitare improvvisazioni e sviluppare l’idea di Massimo Recalcati di una scuola di formazione politica. Si comincia con un corso di quattro mesi a Milano ma Renzi sogna una scuola nazionale di politica per giovani che formi 900 persone. Il circolo del Pd deve andare oltre il Pd deve essere un luogo nel quale si vive e si respira umanità. I circoli PD devono diventare un riferimento territoriale, con funzioni di segreteria sociale. La dimensione umana è quella che fa la differenza. Facebook non basta.
E tuttavia internet c’è e i dati sul referendum hanno evidenziato un dato drammatico. Alla vigilia del referendum il sentimento nel Web era all’87% per il “no”. Non ci siamo organizzati, ammette. Per questo domenica, al termine dei lavori sui contenuti programmatici, verrà presentata alla stampa una piattaforma Web, radicalmente rinnovata: Bob, come Bob Kennedy. Dopo la scelta del Lingotto per il lancio della mozione congressuale, sempre di più Renzi raccoglie il testimone da Veltroni.


L'agenda per riconquistare l'egemonia culturale


Claudia Mancina e Beppe Vacca ne parleranno meglio ma dobbiamo affrontare e vincere il problema dell’egemonia culturale, sociologica, politologica, ha spiegato, perché oggi è totalmente appannaggio dell’antipolitica. Dobbiamo tornare a dettare l’agenda e continuare a far avanzare un pensiero condiviso: l’Italia che si prende cura e in questa parola d’ordine - diciamo noi - riecheggia l’ “I care” che fu lo slogan di Veltroni proprio al Lingotto.

L'Italia che si prende Cura


Primo: prendersi cura della persona umana nel momento in cui la tecnologia cancella gli aspetti relazionali.  Si veda la legge del Dopo di noi, legge terzo settore, autismo, antiviolenza, diritti civili  e spreco alimentare, soldi per la povertà. Abbiamo messo al centro la persona ma dobbiamo investire di più su salute e sanità. Rivendichiamo, ha detto,  la qualità scientifica e assistenziale del nostro sistema ma investiamo con più denaro sui cervelli e sulle strutture per migliorare servizi e togliere disservizi come le interminabili liste d’attesa.
Renzi  ha ricordato i 4,1 milioni di volontari del terzo settore in Italia e i 51 siti Unesco come le due cose che fanno grandi il nostro paese, poi passa al tema spinoso della scuola.


Oggi, ha ricordato, le prime dieci aziende del mondo gestiscono intelligenza organizzata. Questo spaventa: si pensi alla paura degli albergatori verso Airbnb, il sito dove puoi scambiare ospitalità a prezzi molto convenienti, e dunque per affrontare questo cambiamento globale ci sembrava opportuno fare un gigantesco investimento sulla scuola. Ma non è andata bene ha ammesso ricollegandosi a quanto aveva detto a "Porta a porta" sulla beffa di una riforma che ha assunto migliaia di persone ed è stata tanto contestata.

Prendersi Cura del Territorio
Renzi vuole un’Italia che si prenda cura della persona ma anche del territorio.  I target posti al Lingotto nel 2007 sull’ambiente sono stati raggiunti e in dieci anni è stato fatto molto ma non basta: bisogna utilizzare la green economy per avere più posti di lavoro e non limitarsi al programma politico dei 5 Stelle, un copia-incolla del piano di Enel.  E poi dobbiamo rimediare a un problema di dissesto sismico inevitabile e ineludibile. Ha esortato tutti ad andare in vacanza nelle Marche e in Umbria la prossima estate e ha rilanciato il piano Casa Italia da realizzare in 25 anni.



Prendersi Cura della Società
Prendiamo cura, ha esortato Renzi, della società. La società con una drammatica crisi della natalità e della mancanza di opportunità.
Rivendica ancora il successo del Job Act citando una notizia freschissima di fonte Istat: il numero degli occupati è il più alto dal 2008: «700 mila posti di lavoro non sarebbero stati possibili senza Jobs Act.»
Dobbiamo dirci alcune cose chiare sul lavoro, taglia corto Renzi.
1) Bisogna combattere la povertà, non la ricchezza, 2) la decrescita è felice per chi sta già bene per i fatti suoi.; 3) un paese più giusto cresce meglio 4) il miglior modo per difendere il lavoro non è parlarne nei convegni ma crearlo; 5) sul reddito di cittadinanza, chiosa, noi vogliamo un paese fondato sul lavoro non sull’assistenzialismo. Punto fondamentale.

Cita le esperienze riuscite del territorio. «Domani ascoltate Vincenzo Linarello che con l’aiuto di Monsignor Bragantini ha fondato un gruppo di imprese sociali, la GOEL. Una storia che cerca di combattere la criminalità organizzata con il lavoro e il consenso.» Si sofferma poi sull’esperienza di alternanza scuola/lavoro, fatta con ottimo successo in provincia di Bolzano sulla scorta di quanto accade in Europa.


Identità


Dopo Speranza, Europa e Cura, Renzi lancia la terza parola d’ordine: Identità, perché citando Orwell il patriottismo va rivendicato come valore di sinistra.



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