domenica 12 marzo 2017

Tutti gli interventi della domenica al Lingotto: è dal vecchio Berlinguer che arriva l'idea vincente per il nuovo PD

Dall'onestà intellettuale di Berlinguer agli altri: tutti i singoli interventi. I profili dell'Italia futura.





Stefano Bonacini

In Emilia Romagna c’è stata una crescita del Pil del 1,4%, un esempio che dà speranza per il futuro.  Il riformismo si dimostra essere l’unico modo per creare lavoro.

Luigi Berlinguer

Il mio grande errore è stato non aver mai votato per Matteo Renzi, voglio fare mea culpa, perché lui ha dimostrato che il futuro non si interpreta con le categorie del passato ma bisogna cercarne di nuove o trovare nuovi significati a quelle vecchie. Per esempio l’equità non è più solo questione morale ed etica come veniva intesa nel secolo scorso ma è divenuta categoria dell’economia. Democrazia oggi non è delega e non è adesione ad un messaggio ma attivazione: è partecipazione attiva, mettersi in gioco direttamente. Renzi mi ha convinto con i fatti. Io la scuola l’ho distrutta, forse per questo la conosco bene, il logos non basta. Ci vuole creatività per rapportarsi al mondo dei sentimenti che oggi è lasciato fuori dagli approcci cognitivi, solo così la scuola avrà una possibilità di crescita. Ci vuole una vera rivoluzione scolastica. Senza di essa, non andremo da nessuna parte.



Matteo Orfini

Risponde a breve giro a Dario Franceschini: no ad alleanze con il sovversivismo delle classi dirigenti. Orfini punta i piedi: la sinistra siamo noi. La sinistra è redistribuzione mentre i fuoriusciti sono quelli che votarono la legge Fornero e misero in Costituizione il pareggio di bilancio senza fare la battaglia in Europa.

Come si fa a non amare Orfini con la sua voce sottile e le parole pesanti come pietre?

Ribadisce di essere contro le privatizzazioni e mette in guardia dal rischio di usare male la Cassa deposito e prestiti.

Insomma Orfini ha presidiato la sinistra interna deciso a non mollare un centimetro di terreno a quei padri che non solo hanno fatto la predica ma poi sono scappati di casa. Orfini ha ringraziato i padri di quei padri: Biagio De Giovanni, Beppe Vacca e Luigi Berlinguer, in un’alleanza generazionale che ha consentito di salvare il PD.

Debora Serracchiani

Mette due paletti: nessuna lezione da chi ha ucciso l’ulivo e ha tentato di uccidere il Partito Democratico. Il partito deve affrontare e risolvere un problema di cui non si può non tener conto: la gente ha paura degli immigrati.

Piero Fassino

L’ex tutto Fassino è stato salutato da una vera ovazione.
«Lasciamoci alle spalle i mesi difficili - ha detto - e riprendiamo la battaglia contro il declino del Paese,» perché il Pd è l’unica speranza che possiamo offrire alle persone messe in ginocchio dalla crisi.
La sconfitta del referendum non fa venire meno la vocazione maggioritaria del Pd contro la frammentazione e ci pone di fronte all’esigenza di mettere mano alla legge elettorale contro il ritorno al proporzionale. La vocazione maggioritaria è vocazione aggregante di un campo più largo. Se il Pd non esaurisce il campo progressista è anche vero che senza il Pd quel campo non ha prospettive.

La crisi dei partiti socialisti e socialdemocratici dimostra che la via imboccata con il PD era giusta.
Perché allora le recenti sconfitte? E perché le logiche antisistemiche sono più attrattive?

Noi abbiamo costruito tutto su sviluppo, lavoro e diritti.
Queste parole sono state indebolite dalla crisi di questi anni. Le incertezze della vita quotidiana sono cresciute per noi e per i nostri figli. Poi c’è la paura dell’immigrato in cui gli strati poveri vedono un competitore per il lavoro, per il posto all’asilo nido, per il letto all’ospedale.

Una riflessione critica ci vuole, cita Berlinguer, la riforma si nutre di partecipazione attiva. E l’elemento chiave resta la necessità di recuperare il rapporto con i corpi intermedi.



Marco Minniti

L’agente segreto Minniti spiritoso e pungente, passando dalle battute iniziali alla cronaca dei fatti di Napoli ieri ribadisce che ognuno deve avere diritto di parola ed è ancora più fondamentale che ce l’abbia chi è più distante da noi. La vicenda di ieri a Napoli rappresenta un punto cruciale. I diritti costituzionali devono essere garantiti per tutti. In una democrazia il limite non valicabile è quello della violenza. Ed è per questo che dobbiamo ringraziare le forze dell’ordine che ieri a Napoli hanno impedito ai violenti di impossessarsi di una grande città d’Europa.
Ieri è successa ancora una cosa più grave. Un uomo mascherato dava fuoco a Marcello Cimino. In poche ore la polizia di Stato ha assicurato alla giustizia quell’assassino.
Ieri abbiamo visto arrivare in Italia una bambina, Emma, rapita dal padre siriano che l’aveva portata a vivere ad Aleppo. Quella bambina è tornata ieri a casa. Quella bambina è stata riportata in Italia dalle forze di Polizia italiane. Vi ho raccontato queste tre piccole storie, ha detto Minniti, perché sono le tre facce della sicurezza declinata secondo i principi fondativi di una democrazia, per i diritti, per i più deboli e le loro libertà.
Ha annunciato l’arrivo di Gentiloni dicendo «salutiamo il presidente Gentiloni che è qui con noi». E ha concluso parlando della sicurezza come bene comune che coinvolge direttamente la vita della gente. E dunque è troppo importante per lasciarla agli altri e alla destra che non la sa utilizzare. Si fa sicurezza con l’inclusione sociale e le politiche urbanistiche, non solamente con l’ordine pubblico e per fare questa cosa più vasta e impegnativa, la sinistra è più attrezzata.
La sinistra deve scacciare le ombre e scacciare le ossessioni.
E infine sulle questioni interne al partito: noi abbiamo una leadership e avere una leadership forte è la forza del partito. Dobbiamo liberarci dalla sindrome di Crono che mangia i suoi figli. Tutti gli uomini sognano ma non allo stesso modo, c’è chi sogna di notte e ci sono quelli che sognano davvero, a occhi aperti e devono avere la leadership di questo partito. Noi abbiamo un leader che è capace di sognare ad occhi aperti, imitiamolo perché un partito che sogna ad occhi aperti non ha limite alcuno.




Marianna Madia

Vorrei in questo intervento partire dal tratto distintivo del nostro tempo e della modernità per cui a Detroit gli operai hanno scelto di votare per Trump. La questione è la paura, come ha detto Renzi. La paura del presente che ti toglie la serenità di costruire il futuro. La crisi del 2018 ha svelato i limiti di un equilibrio economico sociale che danneggia troppi e sempre di più. E allora certo che arrivano i populisti, violenti e superficiali. Dobbiamo fare i conti con quei bisogni, non possiamo limitarci a dire che sono populisti.
Abbiamo cercato di rapportarci con quei bisogni, alzando per esempio le tasse sulle rendite finanziarie. E poi lo stiamo facendo con le riforme.

La riforma della Pubblica Amministrazione non è stata affossata dalla Corte, è viva e richiede il lavoro di implementazione continuo di tutte le riforme vaste. Ha richiesto 3 anni e 20 decreti legislativi con l’unico fine di cambiare la Pubblica Amministrazione, renderla vicina ai bisogni dei cittadini e non il luogo delle rendite di posizione. Grazie alla riforma tu cittadino ora hai il diritto di sapere se hai l’amianto sotto casa e non sei costretto alla precarietà se vuoi lavorare nella Pubblica Amministrazione.
Le riforme sono processi complessi. Di passi in avanti ne abbiamo fatti, e continuiamo a lavorare con l’obbiettivo di una prospettiva di lavoro e crescita ecologica e umana. Ma nel frattempo?
Nel tempo in cui maturano i processi virtuosi, che cosa offriamo ai cittadini che hanno paure oggi? E la questione dell’oggi è il reddito. Abbiamo il dovere di un sostegno al reddito, abbiamo il dovere di assicurare cura, istruzione e sicurezza.
Pongo il quesito e chiedo al partito di riflettere su quel “mentre” e quel “nel frattempo”.

Il Pd su quel "mentre" deve essere credibile.

Qui entra in gioco la credibilità, e allora in questo “mentre” il Pd deve sui territori dare fiducia e contrastare le divisioni. Dobbiamo spiegare il presente con credibilità.

Graziano Delrio

Siamo fondati sull’umanesimo cristiano e socialista, non siamo l’autobus per fare carriera. Per noi la politica è servizio. Il Pd non è il partito dei banchieri, dei padroni, dei ricconi, dei corrotti. Dobbiamo essere inclusivi a partire dai programmi. Del Rio risponde a Orfini schierandosi con Franceschini.

Don Andrea Bonsignori del Cottolengo

Chiede stabilità, chiede di pensare a un "Dopo di noi" anche per chi non ha modo di investire per il futuro dei figli.

Tommaso Nannicini

Siamo eredi e non reduci. La nostra missione: non dissipare l’eredità. Durante la prima segreteria di Renzi abbiamo avuto un’occasione importante per cambiare il partito e il Paese. Ora ne chiediamo un’altra. Perché?
Perché Renzi ha segnato il ritorno del primato della politica. Dopo anni di politica debole verso tecnici, burocrazie autorferenziali e grandi giornali. Questa stagione di ritorno della politica ha prodotto grandi riforme e incisive. Non possiamo accontentarci di questa lista della spesa tuttavia.
 Questo ritorno della politica è andato a sbattere sulla frammentazione e sullo stallo del quadro politico. Non dobbiamo rassegnarci alla politica consociativa. Ci siamo scontrati sul fatto che molte decisioni vengono prese fuori dai governi nazionali: dall’Europa, dai territori e dalla burocrazia.
Dunque più Europa e più partito, un partito che elabori le riforme e selezioni classe dirigente. E qui arriva la stoccata contro Enrico Rossi. Bisogna mettere a registro la questione della formazione per eliminare disservizi e ruberie. Dobbiamo perché l’efficienza della formazione per esempio in Toscana è agli ultimi posti in Europa.





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