venerdì 21 aprile 2017

Legge elettorale: cosa comportano le tre condizioni fissate dal PD

È scaduto ieri il tempo lasciato all’Accozzaglia per farsi avanti con una propria legge elettorale. Il Pd mette i suoi paletti: collegi uninominali, premio (di governabilità o di lista) e soglia di sbarramento  al 5%. La difficile e rischiosa accoppiata tra collegi uninominali e proporzionale.






Il 6 aprile quando con un blitz al voto segreto fu silurato il candidato del Pd alla presidenza della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Matteo Renzi era stato chiaro: ora si facciano avanti quelli del NO, propongano una legge, noi la votiamo. Per sovracconto Renzi tolse di mezzo anche l’ostacolo dei capilista bloccati.

L’avete vista voi la proposta dell’Accozzaglia? No. Certo che no. La mancanza di linearità, la totale irresponsabilità resta la cifra dei politici del NO, unico tema capace di accomunarli davvero.
Se facessero una lista “Razzi” troverebbe subito un programma comune e sbaraglierebbero le elezioni.



Ok chiudiamo lo sclero post referendario e passiamo alle novità.
Scaduto il tempo dell’attesa che l’Accozzaglia battesse un colpo in fatto di legge elettorale, il PD ha raccolto l’invito a riprendere in mano i giochi ma non lo fa mettendo sul piatto una proposta chiusa, l’indicazione di un sistema completo destinato per l’ennesima volta solamente a fare da bersaglio a tutti gli strali. I democratici optano per fornire tre capisaldi per cominciare a discutere.

Per bocca di Emanuele Fiano fissa tre paletti: collegi uninominali, premio (di lista o di governabilità) e soglia di sbarramento fissata a metà tra quella attuale della Camera al 3% e quella del Senato al 8%.
Ecco la dichiarazione completa rilasciata ieri da Emanuele Fiano a Tg Parlamento.


Ci siamo chiesti che tipo di legge può uscire contemperando collegi uninominali e sistema proporzionale su cui il Pd non si è espresso restando aperto alle opzioni proporzionaliste dominanti tra le opposizioni e anche presso gli alleati centristi.

A partire dall’unione di proporzionale e collegi uninominali si può pervenire al sistema in uso per l’elezione dei Senatori in Italia fino al 1994 o adottare una proposta di riforma simile a quella avanzata nel 2007 da Enzo Bianco allora presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Il sistema a collegi uninominali valevole un tempo per l’elezione dei Senatori italiani era in realtà un sistema di lista. Perché il singolo senatore conquistasse il seggio direttamente era infatti necessario che raggiungesse il quorum impossibile del 65%. Stante l’impossibilità di raggiungerlo scattava il proporzionale di lista.

Un sistema simile  quello della bozza Bianco dove però il 50% dei seggi era assegnato con maggioritario uninominale e l'altro 50% con il proporzionale su liste bloccate.

Sono soluzioni spurie come si vede, che uniscono in ogni caso una grande permeabilità delle elezioni alle pressioni locali a una frammentazione del quadro. L’Italia delle conventicole che ritorna, dei comuni l’un contro gli altri armati, dove le truppe straniere potevano dilagare a piacimento. Questo ci resta dove la partita tra Guelfi e Ghibellini ha fallito e il principe machiavelliano non ce lo auguriamo di certo. Non resta che il “particulare” di un’Italia in affanno a meno che non vi sia presso la classe politica una resipiscenza capace di condurla a convergere su alte soglie di sbarramento e un premio consistente.


Cruciali sono infatti gli altri due vincoli posti dal Pd: il premio (di governalibità o maggioranza) e sopratutto le soglie di sbarramento. Come già evidenziammo all’indomani della sentenza della Consulta sull’italicum, alzare la soglia di sbarramento forza il sistema a trovare sul terreno della proposta politica i fattori di aggregazione e ridurrebbe la tendenza tutta italiana alla frammentazione. 


Monica Montanari




Fonti e Documenti

Le logiche del vecchio sistema italiano per l’elezione dei Senatori sul sito del Senato
Proposta Bianco del 2007 su Repubblica
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