sabato 8 aprile 2017

Perché Travaglio in fatto di curriculum dovrebbe star zitto

Travaglio sempre più alla frutta. Il Fatto ordisce campagne di settimane sulla tesi di dottorato della Madia. Vadano piuttosto a verificare titoli ed esami delle persone raccomandate da Travaglio per l’ufficio legislativo della Camera.




Dunque, Marianna Madia è nel mirino del Fatto Quotidiano. Dopo averla accusata vanamente di aver copiato, per non aver capito quelli del Fatto i requisiti formali delle citazioni richiesti in una tesi di dottorato, non mollano il colpo, non si rassegnano, la accusano di non essersi recata in una certa località sede di un esperimento citato nella tesi.



Settimana dopo settimana il tormentone continua senza che altra testata peraltro segua questo delirio.

I giornaloni sono già rimasti scottati con Consip rilanciata dai big solo dopo l’arresto di Romeo e però puntualmente rivelatasi una montatura compresa la presunta criminalità di Romeo stesso cui l’Anticorruzione di Cantone ha riconosciuto semmai un ruolo da vittima. Ok, torniamo all’oggi e al delirio paranoide de il Fatto su Marianna Madia, il metodo è sempre lo stesso, mettere nel mirino un politico avversario per volta e insistere con le montature: alla fine qualcosa resterà.

E mo’ hanno stufato.

Perché come facciamo a farci dare lezioni di etica universitaria da uno che le persone, laureate o meno le segnala per farle assumere? A fine Aprile del 2013 fu scoperto in giro di email con cui Pancho Pardi segnalava a Travaglio dei nominativi con preghiera di segnalarli a sua volta a qualche deputato Cinque stelle, cosa che Travaglio fece.

Ecco la cosa raccontata da Travaglio stesso:


«Il 20 o il 21 febbraio, poco prima delle elezioni, Pancho Pardi, che conosco dai tempi dei girotondi, non essendo ricandidato mi invia una mail con i curricula di alcuni giovani dell’ufficio legislativo del Senato che collaboravano con lui in materia di giustizia e conflitti d’interessi, chiedendomi se conosca qualche neoeletto del M5S a cui girarli. Mi procuro la mail della Sarti, che avevo conosciuto anni fa a un incontro del meetup di Bologna, e le giro la mail di Pancho.»

Si era documentato in quel caso Travaglio, prima di fare la segnalazione, se questi RACCOMANDATI avessero citato correttamente il materiale di confronto critico all’interno delle loro tesi? Se questi RACCOMANDATI si erano effettivamente recati nei luoghi citati?

No, perché, mentre la Madia è una studiosa esemplare che ha dimostrato con i fatti di saper mettere le mani, e bene, nel ginepraio della nostra Pubblica Amministrazione, il nostro Torquemada in salsa tartufata sembra sulla via della dissociazione, a meno di non ritenere esemplare la pratica della raccomandazione.


Monica Montanari 





Fonti e Documenti

Come Travaglio ricostruisce la sua vicenda di raccomandatore
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