martedì 18 aprile 2017

Riforma Madia: le bufale dell'accozzaglia del No

Perché pagare le tasse a uno Stato incapace di far star su i cavalcavia? L'incidente di Fossano ripropone i temi dello sfascio dove la pretesa intermediazione burocratica che ci toglie anni di vita si dimostra del tutto inefficiente a gestire la cosa pubblica. Non a caso vanno all'attacco i burocrati quelli del No al referendum e a Otto e Mezzo ci si scaglia contro la Riforma Madia. Il No al referendum del 5 dicembre ha vinto in Italia con le medesime logiche retrive del Sì ai superpoteri di Erdogan: la conservazione. Mentre nella penisola anatolica viene bloccata l’evoluzione europea, laica e basata sulle libertà individuali, con il No del 5 dicembre in Italia …pure e con un unico vincitore, l'apparato. 






Non a caso parte dalla fine di febbraio la campagna del Fatto Quotidiano contro la Madia e oggi si intensifica il fuoco di fila sull’altro house organ dell’accozzaglia, La 7, dove Lilli Gruber ieri sera ha messo in piedi un teatrino di mezz'ora per avere l’opportunità di dire e ripetere entro il sesto minuto di programmazione che la legge Madia è malscritta ed è stata bocciata dalla Consulta.



Falsissimo.

Su venti decreti attuativi, sedici sono stati adottati dal governo e per gli altri è in corso di stipulazione l’intesa con le amministrazioni locali pretesa dalla Consulta su ricorso della regione Veneto.



Alcune considerazioni incidentali.
I veneti efficienti si inchinano all’orgoglio del fare da soli, e per difendere questo principio hanno tentato di affossare una riforma nel senso dell’efficientamento della macchina statale. Dov’è la logica? Non c’è. L’eterogenesi dei fini porta i Veneti - che dovrebbero essere alleati delle buone pratiche - a diventare bastone tra le ruote della già farraginosa carretta pubblica.

Seconda considerazione. L’esigenza di riformare e alleggerire la burocrazia è talmente sentita dai cittadini che l’accozzaglia del No rinuncia a perorare la propria visione lento assemblear poetica del "tutto si aggiusta" e preferisce puntare le proprie armi propagandistiche sul fatto che Renzi non sia in grado di battere la burocrazia come dimostrerebbe l’azzoppamento - inesistente peraltro - della riforma Madia.

Ricettina spiegata, spiegata anche la puntata ieri sera di Otto e mezzo preceduta da una puntata del 12 Gennaio scorso dove già Travaglio dava per smantellate le principali e più qualificanti riforme del governo Renzi, tra cui la legge sulla P.A. 


Se volete documentarvi potrete giudicare di persona se la riforma Madia possa considerarsi azzoppata o fallita ma vi sono fatti difficili da discutere:

diventano licenziabili in soli trenta giorni i furbetti del cartellino e quelli della malattia facile. Le visite fiscali potranno essere ripetute più volte al giorno e in un arco di reperibilità giornaliera più ampio.

Per i Dipendenti dello Stato, dunque si cambia: quelli che se ne fregano avranno tempi duri. È l’Italia del Sì, è l’Italia che chiede a tutti, anche ai dipendenti dello Stato, di prendersi cura del bene comune, nel caso della Burocrazia, di prendersi in carico il problema di un ragionevole decorso dei tempi  tale da non paralizzare la vita civile.

Ricapitoliamo.

I decreti attuativi necessari alla riforma della Pa di Marianna Madia erano 20 solo 5 erano stati bloccati temporaneamente dalla Consulta.
Rispetto al progetto originario è venuta meno l'applicazione del job act al pubblico impiego, e il dipendente pubblico non potràessere licenziato se non a causa di qualche sua mancanza. Se però il dipendente viene sorpreso  in flagrante infedeltà o inefficienza il suo licenziamento sarà più facile. Vengono poi finalmente applicati i premi di merito originariamente studiati dall’ex ministro Brunetta. (Gabbie sul Merito). Nei concorsi sarà prevista la conoscenza della lingua inglese e un numero massimo di idonei, misura che restringerà le assunzioni ai migliori.

Cambia la regolamentazione sulla trasparenza del procedimento amministrativo, non sarà più necessario spiegare perché si chiede alla P.A. una certa informazione. La P.A. dovrà fornirla e basta.

I procedimenti consultivi per i pareri amministrativi saranno sottoposti a tempi massimi di silenzio assenso e tempo cumulativo non superiore a 5 mesi.

Una nuova attività potrà essere bloccata per massimo un anno e mezzo in attesa di via libera, tempo che si riduce della metà in caso di grandi opere.
Si avrà poi l’assunzione di 50 mila precari storici e aumenti medi di 85 euro mensili negli stipendi dei dipendenti pubblici con sblocco effettivo dei rinnovi contrattuali.



Monica Montanari




Fonti e Documenti

Si veda in presa diretta lo stato dell’arte della riforma sul sito della Camera dei Deputati
Nostro articolo del 6 febbraio 2017
Nostro articolo del 13 Gennaio 2017
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