sabato 4 marzo 2017

Montatura Consip: anche stamattina su Renzi & Co nulla di incriminante

I lettori non devono spaventarsi. Dietro i titoli agghiaccianti de Il Fatto e de La Stampa oggi c’è il vuoto pneumatico. Nulla che infanghi Tiziano Renzi e o Luca Lotti. Sebbene pedinato e intercettato infatti su Tiziano Renzi gli inquirenti non trovano assolutamente nulla e non vi è traccia di incontri e o rapporti d’affari o tangenti. Così su Lotti. Intanto entra nel frullatore la mamma di Renzi e un vecchio autista di Renzi. Sul cane ancora niente.






Emerge invece dal quadro una guerra incredibile tra guardie e ladri, con gente che si attrezza tramite informatici, contatti nei servizi e infiltrati per difendersi da intercettazioni e controlli. Dopo vent’anni di inchieste e scandali finiti in niente, era forse immaginabile che chi può cercasse di difendersi.

Ed emerge anche per l’ennesima volta il tentativo di personaggi di secondo piano di lucrare qualcosa per sé accampando relazioni in alto loco. Stessa triste vicenda che ebbe come vittima Federica Guidi in Tempa Rossa.




Sta alla magistratura tener conto delle motivazioni degli appaltatori esclusi e fare la tara delle millanterie. La questione si riduce in pratica ad avere il senso della misura, non si può ridurre l’Italia come Istanbul durante la guerra fredda. La necessità che il Parlamento riconduca alla ragionevolezza i comportamenti di politici e magistrati è quanto mai urgente.

L’inchiesta Consip rivela uno sforzo titanico di intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti e captazioni informatiche con virus troyan ed evidenziano uno sforzo ugualmente titanico da parte di affaristi e politici di proteggere la propria privacy.

Nel caso Consip a vincere questa guerra sono i politici su cui gli inquirenti non trovano assolutamente nulla se non appunto il tentativo di difendere la propria sfera.

E i magistrati non ci vogliono stare.

Ah ma tu non ti sei fatto intercettare, pedinare, troiare il computer!

I motivi per cui volersi proteggere sono infiniti e non implicano necessariamente la percezione di tangenti.



Considerare le manovre di autodifesa automaticamente come prove di colpevolezza rispetto a fatti specifici è un salto probatorio e logico inaccettabile.

Se metto un cerotto sulla webcam del mio imac mi proteggo dalla eventualità di essere spiato ma tu inquirente non sai se è perché mi metto le dita nel naso, perché mi piace lavorare al computer nudo brillo, o perché non indosso il parrucchino che intendo mantenere segreto.

La pretesa di sanzionare le manovre di autodifesa sulla privacy debbono essere riconosciute dal legislatore come perfettamente legittime.



Monica Montanari




Fonti e Documenti


L'affare Consip su Il Fatto

L'affare Consip su La Stampa


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